HAPPY BEOGRAD

Vi devo dire che Belgrado è felice? Non lo so.

Le riviste italiane la stanno lanciando come la meta emergente per i weekend, esaltano l’atmosfera bohémienne di alcuni quartieri, i negozi di design sparsi un po’ ovunque  le tratte low cost aperte da poco. E poi perché è una città animata dalla creatività dei giovani e da un’urbanistica che riqualifica spazi pubblici e industriali in luoghi di aggregazione. Qualcuno la definisce addirittura la nuova Berlino.

Eppure in questa città a me sembra che un velo di tristezza rallenti la sua energia.

Lo slancio con il quale Belgrado vuole raggiungere il mondo che è andato avanti mentre lei era inchiodata dalla violenza e dal terrore. Una spiritualità forte, la semplicità di un popolo appena da poco uscito dalla povertà , i negozi di design per lo più deserti e che chiudono, Belgrado ha un disperato bisogno di turismo per mantenere ciò che promette e che da sola, ancora, non si può permettere.

Una fame di vita disperata che si tramuta in una movida notturna sfrenata, di chi non sa se il domani avrà qualcosa da offrire. E quindi tanto vale esagerare ed essere felice ora e subito.

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