LAND OF LAOS

 

Sono partita sognando i suoi fiumi, li ho trovati, li ho vissuti e ora porto la loro calma dentro di me.

Un viaggio in Laos è lento come lo scorrere dei suoi corsi d’acqua, scomodo come il suo passato, dolce come la sua gente. La mattina mi svegliavo presto come i Laotiani e, quando alle sei calava la notte, li osservavo stare seduti nella polvere intorno al fuoco, somigliavano a presepi nell’oscurità. L’odore della brace nell’aria era lo stesso di quando scende la sera nel piccolo paese di mia nonna, in Umbria, eppure ero così lontana.

In quest’angolo di mondo, ogni posto dove vuoi andare ha un nome impronunciabile, Muang Noi Neua, ad esempio, roba che per comprare il biglietto di andata ho dovuto puntare il dito sul tabellone delle partenze. Ci si arriva solo via fiume e le barche partono da Nong Khiaw, che però si pronuncia nonchiao.

Come falene i viaggiatori vanno tutti a Luang Prabang, attirati dalla luce del mercato notturno, dei lounge bar affacciati sul Mekong, dei templi dorati e dalla questua dei monaci prima dell’alba. E’ una città ipnotica, io ci ho trascorso tre giorni ma ci sarei rimasta un mese. Da qui in su, inizia il Nord, profondo e lontano un secolo, io mi sono spinta fino quasi a raggiungere la Cina, tra villaggi di etnia Lao Huay, Akha, Tai Dam, Khmu, Hmong e Tai Lue.

In Laos ci sono cartelli che ti ricordano

think more, wear more and please don’t rush, you are in the Lao People’s Democratic Republic

 e tu hai voglia di dargli retta.

Ho camminato per ore senza mai smettere di guardare, rispondendo sabaidee al saluto di ogni bambino, ma quanti sono? Un codazzo di piedini nudi e grandi occhi neri che mi facevano sentire il pifferaio magico; io, la falang, la straniera con la macchina fotografica al collo e lo schermo con le foto dentro, ero una magia.

Questo photoessay rappresenta alcuni istanti nel Nord della Repubblica Democratica del Laos, con gli occhi spalancati mentre guardo fuori dal finestrino di un autobus scassato e gremito all’inverosimile, un lento andare che per me significa viaggiare.

Please, don’t rush.

 

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