PORTO VENERE, LA RIVA E IL MARE APERTO

Avevo scelto di trascorrere tre giorni in barca a vela. Volevo sapere che effetto mi avrebbe fatto rimanere imbarcata per più di mezza giornata. Era il ponte del 2 giugno del 2016, la Porthos mi aspettava a Porto Venere.


Ho sempre creduto che riva-mare-orizzonte, se considerati come un elemento inscindibile, rappresentano una metafora della vita molto azzeccata.

Sono parecchi anni che lo penso, ma in fondo non so di cosa parlo; io che da riva ho sempre guardato l’orizzonte pensando ai mondi possibili che avrei trovato oltre quello che non vedevo. Faccio cavalcare la fantasia senza neanche sapere se tollero il mal di mare e se sono capace di navigare senza punti di riferimento. Dovevo scoprirlo. Le cose alla fine sono andate così: che ha piovuto per 3 giorni di seguito e che la Porthos ha lasciato il porticciolo solo per alcune ore di sole, senza vento e senza mai prendere il largo. Forse neanche io ero pronta ad affidarmi alle correnti e a perdere di vista la costa.

Ora che sono metaforicamente in mare aperto, so che ogni tanto il mal di mare lo soffro, ma che è anche molto meno forte di quello che mi chiudeva la bocca dello stomaco sottocoperta, ferma nel porto.

Porto Venere è bellissima, con i suoi vuoti e i suoi silenzi mi ha fatto passare la nausea e navigare con la mente. Il cimitero si affaccia sul mare, è il luogo dove riposano coloro che quel mare l’anno amato e vissuto. Molti dei ricordi incisi sulle tombe si rivolgono a lui. La natura conosce bene il mistero della vita, non come me che non ci ho ancora capito niente e mi affanno a sistemarla per bene come se dovesse durare per sempre.

E poi ci sono i vicoli che ne nascondo altri, gabbiani, i paesaggi sospesi, la pioggia che non ci ha dato tregua, l’attesa pigra sottocoperta, la complicità che si crea con degli sconosciuti. I giorni a Porto Venere sono stati carichi di intimità, con me stessa e con quanti, come me, si erano imbarcati in questa avventura che non è mai veramente iniziata.

In queste immagini ci sono scorci e stati d’animo. Non mi sentivo cupa, ero solo a cavallo tra una vita che avevo scelto di cambiare e una nuova avventura alla porte. I momenti così sono fatti di luci e di ombre. Ma non c’era tristezza, vivevo lievemente, sospesa.

Porthos era la mia vita pronta a lasciare il porto da un momento all’altro? Una prova generale insomma, prudente quanto lo sono io, che a volte vado a vela altre volte a motore.  Altre invece rimango ferma ad aspettare il vento. E’ stupefacente quanto serva allontanarsi dalla cose per capirle.

 

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